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Live @ Kataweb
Un set da non perdere di Paolo Gallori "Bravi fioi!", l'incitamento del bandleader tradisce le origini degli Ska-J. Tutti da Venezia per un progetto musicale intrigante: coniugare i ritmi in levare e la frenesia dello ska con l'improvvisazione e i timbri del jazz. La fusione produce un'effervescenza irresistibile, impossibile da assorbire nella contrazione che dà il nome al gruppo, Ska-J appunto (pronuncia: Scagi). L'esordio ufficiale della formazione può essere individuato in quel 29 giugno del 2002, Festival Rafanass di Rovereto, quando i ragazzi aprirono il concerto dei mitici Wailers. Nei sei mesi successivi gli Ska-J tennero 25 concerti e in particolare offrirono la "spalla" al rocksteady degli Skatalites, altra leggenda, il 9 novembre alla Gabbia di Bassano. E proprio in quel novembre, pochi giorni di session rigorosamente live portarono alla realizzazione di Venice Goes Ska, il primo album per l'etichetta Kob, da cui sono tratti due brani del set che vi proponiamo: Santamarta, che è anche il primo singolo degli Ska-J, e Fammi un kinbo. La band giunge a Roma per Live@Kataweb in pulmino, più tardi muoverà verso Perugia dove è attesa dalla solita, torrida serata. Risolto un piccolo-grande inconveniente (trovare un negozio dove acquistare un bocchino per sax tenore, smarrito, può rivelarsi uno psicodramma), i cinque Ska-J sono pronti a esibirsi davanti alle nostre telecamere. Il look è rivelatorio: tutti i musicisti indossano un elegante abito scuro ma non la cravatta. Come dire, l'eleganza formale dei jazzmen che va a braccetto con lo spirito libero dei giamaicani. E poi spiccano i dreadlock del sassofonista Marco Forieri, ex Pitura Freska oggi alla guida dell'ensemble. Suo il ruolo di bandleader e la funzione di mastro di cerimonie addetto all'introduzione dei brani. Il primo in scaletta è una personale rivisitazione di Quisas, quisas, quisas (in inglese Perhaps), classico di Osvaldo Farrés ben noto nella versione di Nat King Cole e ripreso da Omara Portuondo del Buena Vista Social Club. E, come spiega Forieri, la cover è proprio un omaggio alla grande musica cubana. Segue lo strumentale Skane, da un'intuizione del batterista Cristiano Pastrello dedicata al "più fedele amico dell'uomo". Ora gli ingredienti della musica degli Ska-J sono più chiari. Un ribollire di sincopi e ritmi in levare è il tappeto a cui contribuiscono non solo la batteria di Pastrello, la chitarra con sordina di Tommaso Viola e il "walking bass" del contrabbassista Sandro Caparelli, ma anche la sezione fiati che accoppia i sax tenore di Forieri e Luca Toso con il trombone di Federico Nalesso. Sezione fiati che a un certo punto abbandona a turno la disciplina del ritmo per liberare assoli e improvvisazioni di chiara marca jazzistica. Anche il cantato, nella musica degli Ska-J, è in genere solo uno spunto melodico o ritmico onomatopeico, come il classico Salt Peanuts di Dizzie Gillespie. Fammi un kinbo riprende quella lezione. Fa eccezione invece Santamarta, unica vera canzone del set, in cui Forieri scandisce al canto il suo numero civico, "20 54 de Santamarta", e invita tutti ad andare a trovarlo "se ne avete il coraggio". Canzone che si apre nel mezzo a un bell'assolo del chitarrista Tommaso Viola. La chiusura è un tributo al grande Charles Mingus. Si tratta di Nostalgia in Time Square, riarrangiato per l'occasione da Sandro Caparelli e trasformato dai veneziani in "Nostalgia in piazza Barche, dove le barche non ci sono più" come ricorda con finta commozione Marco Forieri. Ska-J, non dimenticate. Tra poco è Capodanno, se li incrociate non lasciateveli scappare, il divertimento è assicurato. (11 dicembre 2003) |
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